Roma, il destino non è più nelle mani della Sensi

 Il Corriere della Sera:

La Roma non è più nelle mani di Rosella Sensi, ma Unicredit non ha ancora trovato un compratore per la società giallorossa. Al termine di un lunghissimo giovedì nello studio del professor Ruperto— fra trattative, malori da stress e caldo, impuntature su particolari che sembravano di poco conto e infine una vincolante dichiarazione d’intenti — la banca e il suo debitore (Compagnia Italpetroli, controllante della società di calcio) sono arrivate a una bozza d’accordo che sarà completata entro il 20 luglio e ratificata dal collegio arbitrale il 26.

Sensi – Unicredit, l’accordo: 5% di bonus sull’eccedenza, penale per “comportamento scorretto”

 Dalla Stampa:

La Roma in transito. Sul club è stato affisso il cartello “vendesi”, con pieno diritto di Unicredit: Rosella Sensi resterà al timone pro tempore, al primo segnale della banca saluterà Totti e compagni. Poco importa, se il patto siglato da i rappresentanti di Italpetroli e piazza Cordusio prevede che la Sensi detenga il 51% della «Newco Roma», perché la quota, una volta intervenuto il nuovo acquirente, dovrà essere ceduta per mille euro. Importo da ridere, legato all’escamotage di evitare l’Opa e utile a capire come sia stato regolato il credito di 325 milioni che l’istituto bancario vantava nei confronti della holding.

Lunedì il raduno della Roma: la Sensi farà chiarezza

 Il Messaggero:

In queste ore la Roma ha deciso di fare quadrato. Poca voglia di parlare in attesa che lunedì la dottoressa Sensi arrivi a Trigoria per far chiarezza sul presente (e futuro) che attende dirigenza e squadra giallorossa. Aspettando il chiarimento è inevitabile come ci sia un po’ di apprensione in alcuni (non in tutti) componenti dello staff, che vogliono conoscere quale sarà il margine di manovra che avrà il presidente in questo interregno.

Attilio Zimatore, chi è

 Dal Tempo:

Chi è Attilio Zimatore, il presidente del cda nella nuova società controllante di As Roma? Nato a Catanzaro, 55 anni, è un professore di diritto privato alla Luiss. Tra i suoi tanti incarichi è stato commissario straordinario delle società del Gruppo Cirio in amministrazione straordinaria. Ed è questo l’unico suo legame, molto alla lontana, con il mondo del calcio.

Roma – Sensi: Franco tra realtà e leggenda “Qualunque cosa accada, fatemi morire da Presidente”

 Qualche mese dopo, sarebbe morto. Alle 23.35 di domenica 17 agosto 2008. Franco Sensi, Presidente della Roma dal 1993, era malato da tempo e da qualche settimana risiedeva stabilmente nel reparto di terapia intensiva del policlinico Gemelli. Problemi respiratori di intensità e gravità crescente. Determinante una crisi metabolica risultata fatale. E da tempo, da anni, le attenzioni del romano che amava la montagna e che conservava radici profonde con lo stile di vita – tradizionale, virtuoso – che si confaceva agli uomini della sua generazione erano rivolte soprattutto alla famiglia. Sacra. La moglie Maria e le figlie Rosella, Cristina e Silvia. Solo che, a implementare l’Istituto più prezioso, s’era aggiunta da qualche tempo anche la Roma. Entrata di fatto nella vita di Franco come solo le cose più care. Sentite, speciali. Da tutelare sempre e comunque. Per le quali prodigarsi in ogni istante. La simbiosi tra Franco Sensi e la Roma fu immediata: fin dai primi mesi che fecero seguito all’acquisto del club, fin dal momento in cui la co-gestione (con Mezzaroma) diventò congestione. Da lì, la via necessaria di un proprietario unico.

Roma, Soros conferma il “No”

 Da Repubblica.it:

Adesso che l’ostinazione di Rosella Sensi si è definitivamente scontrata con la realtà del fallimento tecnico di Italpetroli, adesso che l’impero da seicento milioni di euro costruito da papà Franco si è sgretolato riducendosi a una buonuscita “regalata” di 30 milioni, adesso che la Roma si ritrova sana e finalmente libera da quella zavorra di 325 milioni di debito verso Unicredit (più 80 verso Mps), insomma, adesso che tutto è finito, è arrivato il momento di guardare al futuro. E, contrariamente a quanto i tifosi giallorossi hanno sperato in tutto questo tempo, lo spettacolo che si intravede oltre i prossimi mesi di interregno (sotto la guida di una recalcitrante e commissariata Rosella Sensi) non è un granché.
 
Perché di milionari disposti a comprare la Roma, a quanto pare, non ce ne sono molti, in giro. E se ce ne sono, al momento, se ne stanno belli nascosti ad aspettare di capire meglio quello che sta succedendo.

L’era Sensi: da Mazzone a Ranieri, da Balbo ad Adriano. I numeri di 17 anni di passione giallorossa

 I Sensi e la Roma. Un matrimonio nato più di ottant’anni fa e scritto nelle pagine della storia della società giallorossa. Già nel 1929, Silvio Sensi, padre di Franco e nonno dell’ultimo presidente giallorosso, progettò lo stadio da 20 mila posti, nato e costruito nel quartiere di Testaccio. L’imprenditore si ispirò al modello degli impianti inglesi dell’epoca – e dell’Everton in particolare – e regalò ai tifosi romanisti una casa tutta per loro. Il campo era in erba, cosa rara per quei tempi, e largo settanta metri. A progettarlo fu un Sensi, sessantaquattro anni prima dell’ingresso del figlio Franco nella dirigenza giallorossa.

Italpetroli – Roma, debiti e pagherò a viziare la storia giallorossa della famiglia Sensi

 “Nella vita più debiti hai e meglio è, perché il tuo problema diventa di altri”. Un genio? Un dottore? Uno sprovveduto? Forse nessuno dei tre: semplicemente l’”amabile” Giuseppe Ciarrapico in momenti di appassionata disquisizione. Partire con una citazione di (alto? Basso?) profilo è l’espediente che mette nelle condizioni di rivivere il passato a ritroso. E arrivare al maggio di 17 anni fa quando, occasionali compagni d’affari, Franco Sensi e – appunto – il collega Giuseppe Ciarrapico entrarono in contatto a causa della Roma. Il patron di Italpetroli– assieme a Massimo Mezzaroma – decise di varcare il portone del contesto calcistico per rilevare il club giallorosso e salvare la società dalla fallimentare (nel senso che ci si appropinquava a dichiarar fallimento per davvero) della gestione di Giuseppe Ciarrapico.

Rosella Sensi – Roma: l’addio di Spalletti, la scelta di Ranieri, la scommessa di Adriano

 Luciano Spalletti, Claudio Ranieri, Adriano. Dovessimo azzardare tre nomi attorno ai quali è ruotata l’epopea di Rosella Sensi vestita da proprietaria della Roma (un paio d’anni, dal 2008 al 2010) il trittico verrebbe spontaneo. Perchè la riproposizione del biennio in rosa ai vertici della società capitolina non ha bisogno d’essere spiegato utilizzando centinaia di parole, spremendo migliaia di volte i bottoni della tastiera. Poco meno di ventiquattro mesi (28 agosto 2008, 8 luglio 2010) sono il tempo utile per tentare di portare avanti un progetto, non certo di produrre risultati. Massimo Moratti, in determinati discorsi, sembra entrare come il prezzemolo, e ancora una volta l’esempio è lui: passano i lustri – uno, due, tre, quasi quattro – prima di condurre i nerazzurri al trionfo. Rosella Sensi – tutto quel futuro davanti – non l’ha avuto eppure sulla retta di congiunzione tra le due date – 2008, 2010 – si adagiano un secondo posto in campionato, l’esperienza della Champions League e dell’Europa League, quella in Coppa Italia (in finale contro l’Inter lo scorso 5 maggio).

Da Angelucci ai libici: tante voci sul futuro della Roma

 Futuro Roma: il destino della società giallorossa è ancora incerto, in attesa di sviluppi. Dopo l’accordo di ieri, 8 luglio, tra Italpetroli e Unicredit, si rincorrono voci sui possibili acquirenti, come spiega una nota dell’Adnkronos:

Oltre alle indiscrezioni che vedrebbero in pole position la famiglia Angelucci che, a quanto sembra, avrebbe dichiarato durante una cena, interesse anche per la costruzione del nuovo stadio e cordate o pseudo cordate, come quella che vedrebbe in pista anche Angelini, spunta ora anche il fondo libico Aabar. Secondo il sito ‘Sporteconomy‘ il fondo arabo, primo azionista con il 4.99% della banca italiana , sarebbe infatti stato già sondato dalla Rothschild (advisor di Unicredit per la vendita della società calcistica). Aabar è uno dei principali fondi di investimento del mondo e non è l’unica azionista araba di Unicredit.

Attilio Zimatore, ecco chi è il presidente della Newco Roma

Attilio Zimatore, una nota dell’Adnkronos spiega chi è il presidente della Newco Roma:

Attilio Zimatore, il presidente della neo nata Newco Roma, è nato a Catanzaro il 21 febbraio 1955, è professore ordinario di Istituzioni di diritto privato presso la Facoltà di Giurisprudenza della Luiss ‘Guido Carlì di Roma, dove è direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche. Commissario straordinario delle Società del Gruppo Cirio del Monte e del Gruppo Federici Stirling in amministrazione straordinaria. Nel 1977, laureato con lode in Giurisprudenza nell’Università di Roma ‘La Sapienza”. Assistente incaricato (dal 1977 al 1980) e poi ricercatore confermato (dal 1980 al 1990) di Istituzioni di Diritto Privato, presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma ‘La Sapienzà. Nel 1990, vincitore del concorso per professore universitario di I° fascia. Dal 1990 al 2000 ha insegnato, come professore di ruolo di Diritto agrario, nell’Università del Molise (Campobasso) (prima nella Facoltà di Scienze Economiche e Sociali, poi nella Facoltà di Giurisprudenza) e nell’Università della Tuscia (Viterbo) (Facoltà di Economia). Negli stessi anni, presso le medesime Facoltà, ha tenuto il corso di Istituzioni di diritto privato.

Mercato Roma: Okaka tra Fulham, Celtic e Newcastle

Mercato Roma: incerto il futuro di Stefano Okaka. Dopo l’esperienza al Fulham, altre squadre d’oltremanica starebbero cercando l’attaccante giallorosso. Secondo tuttomercatoweb sul giocatore si registra l’interesse di Newcastle e Celtic

Juan, un giallorosso Mondiale

 Top 11 Mondiale: Juan è l’unico giallorosso. Da Libero:

Ci sono cinque spagnoli, tre olandesi, due tedeschi e un brasiliano: sembra l’inizio di una barzelletta delle più classiche ma non lo è. Sessantadue partite sono andate, un mese di calcio un pò così anche: per chiudere questa strana edizione dei Mondiali, la diciannovesima, mancano ancora una sfida vera, la più importante, e una finta, e personalmente dubito che le finali per il primo e il terzo posto possano imporre cambiamenti al Top 11 (per rendimento) che presento.
La scelta più difficile è stata quella del miglior portiere, visto che la categoria è uscita a pezzi anche per colpa dello Jabulani (attenuante specifica). Alla fine ho deciso di premiare Iker Casillas che in fondo ha commesso un solo errore, nella prima uscita con la Svizzera. Nelle cinque successive ha fatto benone risultando quasi perfetto nella semifinale con i tedeschi.